Ciclo Tour 2011 Patrasso-Salonicco


Domenica 21 agosto 2011 Patrasso - Glyfada
-                    Partenza: 14.00 ca. -Arrivo: 19.15 ca.
-                    Tempo: 2h 58’ 56’’ - Media pedalata: 17,4 Km/h
-                    Km 52,03 – disl. 214 mt.
Patrasso. Non è la prima volta che arrivo in questo porto. Da qui sono iniziati i giri del 2006 e del 2007, e anche questa volta da qui si dà finalmente il via alla tanto desiderata vacanza. Dichiaro da subito che l’obiettivo è raggiungere Salonicco percorrendo parte del golfo di Corinto per poi deviare verso Delfi, quindi, lambendo il monte Parnaso e scollinando verso le Termopili seguire la costa che affaccia sull’Egeo sino a raggiungere la seconda città della Grecia. Quando ho cominciato a pensare il viaggio di quest’anno avevo ben altre ambizioni: sognavo Istambul! A Istambul partendo da Atene! Un’altra tappa del mio programma di percorrere, un pezzo alla volta, anno dopo anno, di vacanza in vacanza, il periplo del Mediterraneo. Ma un lunga serie di inconvenienti e problemi hanno mantenuto nell’incertezza fino a poche settimane prima della partenza tutta l’organizzazione e programmazione del giro. Nel frattempo, però, avevo studiato le carte, le foto satellitari, le guide turistiche, gli orari dei traghetti, in modo da farmi un quadro certo di quello avrei potuto fare con eventuali varianti, alternative o deviazioni. Ma anche il tempo a disposizione si era ridotto: Marco, tenace e affidabile compagno di viaggio già nel giro del Peloponneso nel 2007, aveva solo due settimane disponibili; ..in queste condizioni a Salonicco e non oltre! Il traghetto sovraffollato da Ancona attracca nel porto di Patrasso con notevole ritardo e solo verso le 14.00, circa tre ore dopo l’orario previsto, siamo a terra pronti a pedalare. Dobbiamo uscire dalla città attraversandola per tutto il suo sviluppo costiero fino a raggiungere la località di Rio dove al di sopra della fortezza prima veneziana, poi turca, decolla il nuovo immenso ponte che collega le sponde opposte del golfo. Nonostante l’esperienza del 2007 l’uscita dalla zona portuale si rivela complicata e ci ritroviamo ad attraversare aree dismesse e cantieri abbandonati. Costeggiamo anche un accampamento recintato di immigrati (o è una specie di “centro di permanenza temporaneo” estremamente trascurato? Semmai ci si potesse aspettare che questi lager possano essere almeno dignitosi) - è assediato da una discarica maleodorante in riva al mare. Gli sguardi sono duri e l’afa del primo pomeriggio d’agosto non predispone a grandi saluti. Attraversata la scacchiera di condomini del centro spalmata sulle pendici della collina deviamo bruscamente per tornare all’acqua e percorriamo l’assolato lungomare che serve una bella spiaggia di ghiaia avendo come facile riferimento di fronte a noi i primi piloni del ponte. Sembrano così vicini! Ma non mi lascio ingannare. Li conosco: sono enormi. Quello che c’inganna, invece, è il lungomare che muore inaspettatamente in un parcheggio. Così tra stradine nei canneti, viottoli e improvvisi stradoni vaghiamo in questa periferia fatta di campi incolti, di orti, di giardini più o meno lussureggianti di seconde case cercando di ritrovare il nostro ardito pilone di riferimento. Finalmente arriva lo svincolo per prendere la rampa d’accesso al ponte, ma noi dobbiamo aggirarlo per raggiungere il molo dove ci s’imbarca sulle chiatte che attraversano il golfo. Potremmo tentare di affrontare la scalata del ponte, perché mi ricordo di Maurizio (l’altro compagno nel 2007) che riuscì a passare in sella il casello del pedaggio e a farsi un giro sul ponte. Ma ricordo, anche, che fu inseguito e “scortato” da una macchina della sorveglianza. È meglio farsi la gita turistica in traghetto ammirando da sotto ‘sto prodigio d’ingegneria. In un quarto d’ora siamo a Antirio dove ci accoglie l’altra fortezza a controllo dell’ingresso del golfo; quella di Rio, sulla sponda opposta l’abbiamo trascurata tanto era nascosta dal ponte. Un rapido controllo alle bici ed ai bagagli a scopo scaramantico e via di nuovo in sella. La strada costiera ci offre, tra bassi edifici residenziali e commerciali, squarci interessanti sul golfo e sui monti del Peloponneso. Alla nostra sinistra invece una campagna viva alle pendici di morbide colline. Da subito però ci rendiamo conto che un vento fastidioso ci ostacola e rallenta; il pomeriggio avanza e vorremmo cercare di portarci il più avanti possibile così attraversiamo Nafpaktos, la Lepanto che dà il nome alla famosa battaglia navale, senza soffermarci più di tanto ad ammirarne il porticciolo munito di bastioni antichi. Poi la strada si allontana dalla costa attraversando una piana alluvionale e quindi la ritrova in prossimità del villaggio di Monastiraki, da qui il tracciato si eleva di qualche decina di metri sul livello del mare aprendoci lo sguardo sulla costa opposta. Il vento insiste e il tempo scorre. Non incontriamo più paesi per cui dopo una trentina di km. da Antirio lasciamo la statale seguendo le indicazioni per la località di Paralia (che in greco significa spiaggia) e scendiamo per iniziare la ricerca di una sistemazione. È un agglomerato di casette sparse e non vediamo alberghi o pensioni, né affittacamere. In questo tardo pomeriggio ventoso la via che lambisce il mare è una rilassante passeggiata che ci porta verso il prossimo vicino villaggio, ultima possibilità per trovare una camera se non vogliamo pedalare al buio per raggiungere il centro successivo. La spiaggia che ammiriamo si scontra con una ripida collina e sugli scogli il percorso la aggira; appare lentamente l’isola di Trizonia e in faccia a questa c’è il piccolo villaggio di Glyfada. Troviamo una camera bella e pulita con balcone vista isola. Doccia e via alla ricerca di una birra meritata. Ce la godiamo seduti in riva al mare con le sedie che affondano le gambe nella ghiaia della spiaggia. Una gran tranquillità sembra governare il villaggio dove è questo il momento per riprendere senza affanno le attività frenate finora dalla calura estiva. Dalla nostra esclusiva postazione guardiamo l’acqua che imbrunisce al tramonto come gli alberi e i cespugli della terra al di là della striscia di mare, mentre alle nostre spalle salgono sempre più forti gli schiamazzi dei bambini. Per cenare pare non ci sia che da scegliere il locale al di là della strada nell'edificio di fianco alla chiesa: una cucina indaffarata e un salone vuoto all’interno, una veranda e un un lato del sagrato a disposizione all’esterno, affollato di tavoli sparsi che si ricompongono e distribuiscono qua e là seguendo i movimenti degli anziani interessati ai giochi o alle chiacchere. Tavoli che ben presto non sono più sufficienti a servire anche le famiglie numerose di vacanzieri locali dalla mandibola ben allenata. Tutto il paese è radunato qui e la confusione che si genera non ci disturba ma, anzi ci accompagna in tranquillità al nostro giusto riposo.

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